Al termine di un’eruzione effusiva, il passaggio delle colate laviche ha modificato completamente il territorio, disegnando nuovi elementi topografici e morfologici.

Sui vulcani caratterizzati dall’emissione di lave fluide e ad alta temperatura, le colate possono costruire anche uno straordinario mondo sotterraneo. È il caso della formazione delle grotte vulcaniche, ovvero quello spettro di cavità che si formano per processi di scorrimento e raffreddamento della lava.

A seconda della loro genesi, se ne distinguono almeno di tre tipi: cavità ad andamento verticale, quindi pozzi o camini profondi anche centinaia di metri che si formano per il drenaggio delle fessure da cui fuoriesce il magma (fessure eruttive), cavità pneumatogenetiche, che si formano invece per l’espansione di bolle di gas intrappolate all’interno della colata, e le grotte reogenetiche o “tunnel lavici”

Queste ultime, lunghe anche svariati chilometri, si possono formare o per raffreddamento degli argini della colata e relativo rallentamento della dispersione termica nel corpo centrale (che continua a scorrere fluido, all’interno di un carapace rigido), o per straripamento dal canale lavico e relativa costruzione di un tetto ad arco.

Il drenaggio totale o parziale del corpo lavico costituisce poi il fattore chiave che trasforma un tunnel pieno di lava in una cavità.

Per visitare queste meraviglie della natura, non c’è bisogno di volare dall’altra parte del mondo, il siciliano Etna infatti offre delle spettacolari grotte laviche anche abbastanza accessibili.

Di seguito vi proponiamo cinque tra le più belle e famose grotte vulcaniche che si aprono nelle viscere del vulcano, ricordando però che l’ingresso nelle grotte comporta sempre un certo grado di rischio, pertanto questi siti vanno esplorati soltanto sotto la guida di personale qualificato (basta contattare uno dei numerosi tour operator della zona) e soprattutto con un abbigliamento adeguato (caschetto, torcia e scarponi).

Procedendo verso nord, merita una tappa la Grotta dei Ladroni, piccola cavità di scorrimento lavico che si apre nei boschi del Piano delle Donne, a circa 1600 metri nel territorio di Sant’Alfio.

Tralasciando le leggende popolari, la cavità è stata utilizzata probabilmente dai nevaroli come deposito per la neve sin dal Settecento.

La presenza di gradini e pozzi scavati nella roccia lascia pensare che siano stati realizzati per facilitarvi l’accesso e dunque l’immagazzinamento e il recupero della neve.

Famosa perché ritenuta “il ghiacciaio più meridionale d’Europa”, la Grotta del Gelo è la nostra terza tappa. Situata a circa 2mila metri sul versante nord orientale del vulcano, nel territorio di Randazzo, si raggiunge dopo un bellissimo trekking (circa 20 km, tra andata e ritorno) che, partendo dal Rifugio Ragabo, taglia l’intero versante nord del vulcano.

L’ingresso della cavità ospita un volume variabile di nevi perenni, è difficilmente accessibile senza l’ausilio di ramponi, di una piccozza e l’accompagnamento di personale esperto. L’accesso è inoltre abbastanza pericoloso. Le ultime due proposte sono dedicate invece agli speleologi esperti.

La Grotta delle Palombe, originatasi al termine dell’eruzione del 1669, è un vero e proprio viaggio all’interno di una frattura eruttiva: pozzi cunicoli e sale si rincorrono per svariate decine di metri nella fenditura che ha prodotto una delle eruzioni storiche più potenti dell’Etna.

La Grotta dei Tre Livelli invece si trova a breve distanza dalla Grotta Cassone e si è formata nelle lave del 1792. È divisa in tre gallerie poste a differente quota, collegate da salti superabili solo con l’ausilio di corde e imbracature. La cavità è molto ben conservata e offre riparo a una colonia di pipistrelli.

Infine, scoperta durante i lavori di costruzione della Strada Provinciale 92, la Grotta Cassone era forse una delle cavità più belle dell’Etna. L’apertura, oggi crollata, è situata a circa 1400 metri, nei pressi di Piano del Vescovo: era un piccolo foro a bordo strada la porta per addentrarsi nelle viscere delle lave eruttate nel 1792.

Il tunnel all’interno si sviluppa ancora per circa 200 metri, ha una sezione ellittica e disegna ambienti molto ampi che si susseguono a tratti dove il tetto si abbassa considerevolmente. Molto interessanti le piccole stalattiti’che puntellano la volta: sono generate dalla rifusione della roccia, provocata dalle elevate temperature raggiunte all’interno del tunnel durante il drenaggio del magma.

FONTE: https://www.balarm.it/news/lo-straordinario-mondo-sotterraneo-dei-vulcani-in-sicilia-in-cammino-dentro-l-etna-20446


Foto di Marco Castellani.